Bookrec – The Toaster Project

Eccomi qua con qualche consiglio per gli acquisti (o in questo caso per le letture). Ogni volta che mi imbatterò in qualcosa che secondo me valga la pena di leggere, vedere, giocare o usare, metterò un piccolo appunto o una recensione.

Parto con un libro un po’ particolare. Il titolo è The Toaster Project (Il Progetto Macchina per i toast), ed è il racconto di un ragazzo inglese che descrive l’intero processo del suo lavoro di tesi. L’obiettivo? Semplice, costruire una macchina per i toast, di quelle da poche sterline, partendo da zero. Partendo dall’estrazione delle materie prime.

The Toaster Project – Thomas Thwaites

“Left to his own devices he couldn’t build a toaster. He could just about make a sandwich and that was it.”

Mostly Harmless, Douglas Adams, 1992

La citazione è d’obbligo, non solo per il mio cuoricino nerd, ma anche perché in un certo senso è il punto di partenza più adatto per un viaggio così surreale come quello che Thomas ha compiuto (letteralmente, ha girato mezza Inghilterra e speso molto più delle 4 sterline scarse della macchina industriale) per tentare la sua impresa.

Voler ricreare un oggetto di uso comune all’apparenza così semplice ma in realtà così complicato, non è una cosa da tutti i giorni. Specialmente se si vanno a cercare le materie prime nei luoghi in cui vengono prodotte e se si cerca di ricreare lavorazioni e materiali dell’epoca industriale con mezzi che di industriale non hanno letteralmente nulla.

Letto con un punto di vista un po’ più tecnico, si vede immediatamente che l’obiettivo è esageratamente fantasioso, e saltano all’occhio una buona quantità di errori di base (primo di tutti decidere di ricreare una macchina costruita su larghissima scala, quando un prodotto più artigianale sarebbe senz’altro più possibile da replicare), ma sono le considerazioni che fa e porta a fare che sono realmente interessanti.

Siamo letteralmente circondati da oggetti. Molti di questi, di sicuro più di quanti non ci aspettiamo, sono prodotti solo grazie alla globalizzazione. Materiali che arrivano da ogni angolo del mondo, componenti prodotti in mega fabbriche su larghissima scala. Siamo una generazione che si rende raramente conto di ciò che questo significhi, perché siamo “nativi globali”, abbiamo sempre avuto a che fare con oggetti prodotti in tutti i Paesi mondiali e ben pochi ricordi (se non nessuno) dell’artigiano del paese.

Se da una parte questa spinta globale ha avuto negli ultimi decenni molti risvolti positivi (la quantità di gente che si può permettere di avere in casa una stufa di inverno è decisamente aumentata rispetto agli anni 60, ad esempio, e parte di questo è dovuto al minor prezzo degli oggetti prodotti su larga scala), la quantità di risvolti negativi non è certo da sottovalutare.

L’esagerazione del consumismo ha portato a iniquità sociali, perdite di potere economico di intere nazioni, risvolti negativi su ecologia e clima. Molti di questi problemi si stanno palesando al grande pubblico soltanto ora, con la crisi climatica e tutte le sue conseguenze di disastri sociali, economici, naturali e sanitari, ma io credo che sarà difficile cambiare sul serio le abitudini di consumo delle persone, finquando queste non si renderanno conto del costo sociale ed ecologico delle loro scelte d’acquisto.

Una consapevolezza che può passare anche attraverso la lettura di un libro che racconta le (dis)avventure di un ragazzo che ha deciso di costruire un ‘semplice’ tostapane ‘da zero’. Avere idea da dove arrivino davvero gli oggetti che usiamo, di quanto lavoro e sforzo ecologico serva per produrli e per gettarli (anche il riciclo è comunque un compromesso ambientale, non certo la soluzione), o quantomeno porsi il problema e farsi una domanda semplice come “lo posso aggiustare invece di comprarne uno nuovo?”, secondo me può essere un passettino nella direzione giusta, e questo libro mi ha messo di fronte a molti di questi interrogativi, seppur in modo quasi tragicomico.

In definitiva vi consiglio questo libro, che mi rendo conto essere decisamente più leggero di quanto abbia fatto intuire in questo post, sia per farvi due risate, sia per riflettere come consumatori, o come makers.

Il libro attualmente credo sia solo pubblicato in inglese, ma vi assicuro che la lettura è piacevole e piuttosto scorrevole.

LINKS:

Buona lettura!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...